Le cause della sofferenza: il conflitto perenne tra l’inconscio e la parte logica.

apr 26, 2012 by

Occorre preventivamente fare un breve excursus sui meccanismi che regolano la nostra MENTE. Essa si esprime attraverso la COMUNICAZIONE, ma è formata da due parti ben distinte tra loro:

  • la parte RAZIONALE o LOGICA, che comunica attraverso il LINGUAGGIO VERBALE O LOGICO;
  • la parte EMOTIVA o INCONSCIO, che si esprime attraverso il LINGUAGGIO NON VERBALE, anche detto SIMBOLICO O ANALOGICO.

 Quanta influenza ha L’INCONSCIO nel dettare i nostri comportamenti, i nostri gusti, le nostre scelte nella vita; esso, come ci sarà chiaro, È IL VERO “REGISTA” DELLA NOSTRA ESISTENZA, poiché gestisce le nostre “scelte emotive”, ecco perché è importante aprire uno spiraglio di conoscenza sulle sue modalità di comunicazione e interazione. Ci aiuterà a comprendere meglio le nostre istanze profonde, quelle che hanno plasmato la nostra vita, ma ci fornirà anche una formidabile chiave d’accesso all’inconscio degli altri, fornendoci gli strumenti per una comunicazione veramente completa ed efficace.

 L’inconscio è ciò che in ognuno di noi “fortissimamente vuole”, detta le nostre aspirazioni fondamentali e i nostri coinvolgimenti emotivi. Saper dialogare con l’inconscio, proprio e altrui, apre possibilità realizzative infinite.

 L’inconscio gestisce le regole e le leggi che determinano l’emotività e il coinvolgimento umano; sulla capacità di muovere l’inconscio si basano tutte le tecniche di PERSUASIONE (coinvolgimento emotivo attraverso la parola) e di SEDUZIONE (coinvolgimento emotivo attraverso il gesto e il comportamento).

Le emozioni possono essere positive, e ingenerare benessere, o negative, e causare malessere, ma la classificazione in positivo e negativo non appartiene all’inconscio, che riconosce solo il “coinvolgimento emozionale”, bensì alla mente razionale, abituata ad analizzare, confrontare e classificare in base ai risultati. La sfera emotiva non distingue il bene dal male. Accetta la sofferenza come la gioia ed è disposta a rimanere per anni in uno stato di dispiacere da cui trae, comunque, alimentazione emotiva, ma da noi vissuta come sofferenza.

 È importante osservare che tutto ciò che nella vita ci coinvolge, ci appassiona, ci attrae è fatalmente dettato dall’inconscio. Questa è l’importante “scoperta” della PSICOLOGIA ANALOGICA, disciplina relativamente recente, nata circa 20-25 anni fa dalle intuizioni dello psicologo Stefano Benemeglio. Essa è una branca del filone cognitivo-comportamentale e poggia le basi sulla psicologia freudiana, junghiana e di altri capiscuola, che introdussero e diedero dignità al concetto di “inconscio” nello studio dei comportamenti umani, tuttavia fa un passo ulteriore perché ne decodifica il linguaggio.

Dalla dinamica tra conscio e inconscio, tra esigenze logiche ed emotive, nasce il divenire della vita di ciascun individuo e il formarsi della personalità. In questa “eterna baruffa” il vincitore è sempre lui, l’inconscio, e ciò ci fa comprendere perché è così difficile ottenere le “mete razionali”, perché il “volere” non coincide spesso con il “potere”, come accade quando il nostro inconscio vuole cose opposte e “ci fa lo sgambetto”, così che ci troviamo a realizzare magari l’esatto contrario di quanto desiderato con la ragione.

 Spendiamo due parole sul significato, in questo contesto, di “ANALOGIA”: essa ha il significato letterario di “somiglianza, affinità tra due cose”; nell’ambito della Psicologia Analogica, ciò che viene “associato” è il “contenuto emozionale” di un’esperienza”. Infatti, per funzionamento interno del nostro inconscio, noi siamo portati alla “COAZIONE A RIPETERE” continuamente i contenuti emozionali vissuti nell’infanzia e nell’adolescenza, periodi in cui si è formata la nostra personalità. L’inconscio ci porta reiteratamente a ricercare e a rivivere proprio quelle esperienze emotive su cui si è plasmato durante il processo psico-evolutivo, ciò perché esso si nutre e riconosce specificamente quelle emozioni, senza distinzione tra piacere e sofferenza a esse correlati. Questo è il vero “motore” delle nostre scelte, delle relazioni che ci coinvolgono e in ogni ambito di vita: far rivivere al nostro io bambino quel pathos!

Come già detto, il giudizio e la distinzione tra benessere e sofferenza associati alle esperienze emotive non sono retaggio dell’inconscio, ma della nostra parte razionale. Possiamo sinteticamente dire che ogni condizione di sofferenza psicologica è frutto di un conflitto tra le istanze logiche e quelle inconsce; viceversa, il piacere e il benessere psicologico sono frutto della coincidenza e armonia tra gli obiettivi di queste due entità.

 Domanda: Ciò che facciamo è frutto della nostra volontà o del nostro inconscio?

Risposta:L’inconscio indica gli obiettivi, la parte logica li persegue.

Tutto ciò che ci piace è dettato dall’inconscio. Esso fa scelte per lui gratificanti e ciò che lo gratifica è sedimentato, nel corso del nostro sviluppo psico-evolutivo, nelle zone più profonde della nostra struttura psichica. La triade originaria vede interagire tre figure ancestrali: la madre, il padre, il figlio. Sulla base di queste relazioni primordiali, nella vita di ogni individuo si costruisce il mondo emotivo, che condizionerà in modo determinante tutto il nostro vissuto futuro.

 

CONCETTI BASE DELLA PSICOLOGIA ANALOGICA

 Come funziona la nostra mente?

Possiamo individuare due modalità.

  1. FUNZIONE ASSOLUTA (anima) à è il meccanismo che sta alla base dei processi psichici: CREA IL BISOGNO. È un’istanza assoluta della nostra mente e forma la nostra personalità. La funzione assoluta si concretizza nella:
  2. FUNZIONE RELATIVA (corpo e vita) à IL BISOGNO ASSOLUTO DIVENTA BISOGNO RELATIVO, cioè ogni singolo bisogno che proviamo nella nostra vita (ad es., innamorarsi di qualcosa o di qualcuno).

 Nello schema, a sinistra è rappresentata la mente nel suo assetto primordiale/assoluto, a destra è invece rappresentata la sua concretizzazione nella vita reale:

 PENSIERO ANALOGICO (o inconscio) àcrea­ àESIGENZA (o bisogno)

 PATHOS (emotività) àsi manifesta nelàTURBAMENTO (o desiderio)

 PENSIERO LOGICO (o razionalità)àcerca­ àAPPAGAMENTO (o possesso)

Il pensiero analogico ha la funzione di CREARE L’ESIGENZA, il pensiero logico PERSEGUE L’APPAGAMENTO. Tra i due c’è un eterno inseguirsi dal quale si genera il PATHOS, cioè il substrato emotivo, l’energia emozionale che, nella funzione relativa, si incarna e si concretizza nelle singole emozioni, costituendo il TURBAMENTO.

Nella vita reale il pensiero analogico si configura nell’insieme di ciò che noi percepiamo come i nostri BISOGNI/PULSIONI, mentre la nostra parte logica ha come compito provvedere al loro APPAGAMENTO. Sono due forze opposte, dalla cui tensione e contrapposizione continua si genera il TURBAMENTO, cioè quel travaglio e quell’inquietudine che ci spinge nella vita a perseguire, attraverso il meccanismo del coinvolgimento emotivo, via via sempre nuove mete. Il turbamento è la manifestazione relativa del pathos, cioè del nostro substrato emotivo. NOI CI IDENTIFICHIAMO NEI NOSTRI TURBAMENTI, CI RAPPRESENTIAMO IN ESSI. Sono le nostre problematiche, il nucleo delle nostre conflittualità. Il delta tra esigenza e appagamento genera il turbamento, che costituisce il desiderio, ergo l’aspirazione e il coinvolgimento emotivo che scatta tutte le volte che qualcosa ci intriga.

Se qualcosa non ci crea più emozioni (turbamento), allora noi perdiamo interesse, non siamo più coinvolti (DESTABILIZZAZIONE = DECOINVOLGIMENTO EMOTIVO). Questo è il meccanismo reale con cui assolviamo all’esigenza assoluta di vivere il pathos, cioè le emozioni.

Tutto ciò che ci coinvolge e ci turba lo fa perché genera in noi emozioni, cioè alimenta il pathos. L’oggetto del desiderio può cambiare di volta in volta, l’importante è che assolva al compito di alimentare il pathos, cioè di mantenere pieno il nostro serbatoio emozionale. Quindi, il mondo relativo cambia, cambiano i volti, le situazioni, le relazioni, ma ciò che non cambia è l’esigenza assoluta di creare e alimentare l’emotività.

 L’EMOTIVITÀ È CIBO PER NOSTRO INCONSCIO. Per il nostro benessere non si deve mai dimenticarsi di nutrirlo di emozioni, curandoci di questa parte di noi altrettanto di quanto ci curiamo della parte razionale.

OFFRIRSI DELLE EMOZIONI SIGNIFICA MIGLIORARE LA QUALITÀ DELLA NOSTRA VITA. Ricordare che nulla ha un valore di per sé, ha valore l’emozione che suscita in noi.

 

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