Emotività: le cause dei disturbi

apr 29, 2012 by

Ansia, paura, angoscia, fobie o attacchi di panico sono facenti parte dei disturbi dell’emotività, rappresentano cioè dei veri e propri vincoli emotivi che bloccano gradualmente l’individuo nell’espletamento delle proprie funzioni, esigenze, necessità.
La causa di tali problematiche va ricercata nel vissuto infantile e adolescenziale dell’individuo – prevalentemente all’interno della famiglia d’origine – e riguarda esplicitamente conflitti vissuti con uno o entrambi i genitori, eventi che hanno condizionato in seguito la persona sino a portarla gradualmente a viverne effetti più gravi.

Come nasce il problema? Il conflitto si crea nel momento in cui una persona si trova a dover fare una scelta: entrare in conflitto con il genitore, in quanto egli vuole imporre una sua idea o un suo giudizio, oppure rinunciare ai propri sogni, alle proprie esigenze e aspettative in merito a una cosa o situazione, al fine di non entrare in collisione con il genitore.

Fare una scelta diventa difficile e comporta inevitabilmente un “prezzo emotivo” da pagare: da un lato c’è la figura del genitore che pone dei limiti e in qualche modo può condizionare, dall’altro c’è la grande fonte di vita, di sogni e desideri che si vuole realizzare.
Se l’individuo decide di prevaricare il vincolo imposto dal genitore entra in conflitto con lui (o con la persona significativa che lo rappresenta), se invece attua la rinuncia al piacere e ai propri sogni inizia a generarsi in lui uno stato di sofferenza, disagio, malessere della sua parte emotiva istintuale, tale da condurlo a problemi anche gravi.

Più è forte il conflitto e più è forte il vincolo emotivo che lo governa, pertanto questo può trasformarsi in problemi di ansia, paura, angoscia fino a raggiungere veri e propri attacchi di panico e divenire un disturbo dell’emotività o del comportamento.
In sintesi, nel momento in cui esplode il conflitto comportamentale, l’individuo si trova inevitabilmente a subire comunque il problema, sia che giustifichi e sia che non giustifichi la persona significativa responsabile direttamente o indirettamente del vincolo stesso.

Le reazioni. Potranno verificarsi vincoli emotivi che non permettono di prevaricare il volere di una persona significativa (genitore o persona significativa) quali:

  1. Paura dell’abbandono affettivo
  2. Paura della disistima in se stesso
  3. Paura del giudizio negativo
  4. Paura dei sensi di colpa, paura di far del male alle persone care
  5. La paura dell’abbandono affettivo spesso è la causa scatenante che impedisce all’individuo di prevaricare un vincolo istituzionale imposto come l’abbandono per non accettazione (rifiuto) o paura di rimanere soli affettivamente.
  6. Altre volte è la paura della disistima ossia la non considerazione. 3)Altre volte l’individuo rinuncia ad agire per paura di cosa le persone possano dire o pensare di lui
  7. Altre volte ancora l’individuo rinuncerà a perseguire il proprio piacere perchè lo riterrà un atto egoistico che può far del male alle persone care, ai propri figli, alla famiglia e alle persone alle quali è legato sentimentalmente.

Se l’individuo non ha giustificato il vincolo imposto dal genitore o dalla persona significativa ogni tentativo prevaricante il vincolo sarà ostacolato da due possibili giudizi che prendono il nome di vincoli riflessivi:

  1. conflitto di ruolo: giudizio critico dell’individuo verso se stesso (auto-lesionista)
  2. conflitto di espressione: giudizio critico degli altri (etero-lesionista)

Il conflitto di ruolo che si essenzializza nel pensiero “io ritengo di non essere adatto” è un profondo timore del giudizio espresso dall’individuo sulla sua incapacità, presunta o reale, di gestire il proprio ruolo all’interno della famiglia, dei rapporti sentimentali affettivi e nell’auto-realizzazione.
Per un soggetto maschile il conflitto di ruolo è il timore di non essere virilmente un vero maschio capace di sedurre, mentre per il soggetto femminile è il timore di non essere una vera femmina e di essere giudicata incapace da altri.

Il conflitto di espressione che si essenzializza nel pensiero “gli altri ritengono che io non sia adatto” è un profondo timore del giudizio espresso dagli altri sulla presunta o reale incapacità dell’individuo di ricoprire il ruolo di figlio, di padre, di madre, di moglie, di amante, di manager o di altro.
Per il soggetto maschile il conflitto di espressione è il timore di essere giudicato sessualmente impotente e per il soggetto femminile di essere giudicata sessualmente incapace.

Attraverso l’Ipnosi Regressiva è possibile andare a ricercare le cause storiche del conflitto, uno o più eventi che, trascinati e rielaborati inconsciamente nel tempo hanno portato al disagio dell’individuo che rappresenta soltanto l’effetto di una turbativa preesistente.

Per ulteriori informazioni o consulenze:
Valter Gentili psicologo ipnologo tel. 334.320.97.96.

 

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