Dimagrire in accordo con il nostro inconscio

L'accordo con il nostro inconscio rende possibile ogni obiettivo

L’esigenza di ritrovare il peso forma è una esigenza lecita.
Il progetto di dimagrire viene di solito affrontato con gli strumenti che abbiamo a disposizione: la dieta alimentare e, per alcuni, anche il movimento fisico. Corretto.
Succede però che spesso il traguardo si allontana dopo l’entusiasmo iniziale e si incontrano difficoltà insormontabili a proseguire, oppure non si riesce a mantenere a lungo i risultati faticosamente raggiunti.
La rinuncia o l’effetto rimbalzo sono lì ad attenderci e si innesca un conflitto dentro di noi: una parte che vuole dimagrire, l’altra, una prepotente vocina interiore, che vuole gratificarsi con il cibo.
Non dipende solo dalla nostra forza di volontà, per quanto siamo tenaci e determinati. Imporsi nuovi stili di vita è un atto coercitivo verso noi stessi che ci porta istintivamente a rifiutarli.
Perché innescare questi conflitti in cui usciamo sempre perdenti, comunque vada?
Quali meccanismi possiamo attivare per raggiungere l’obiettivo di dimagrire senza le conseguenze che tutti conosciamo?

 
Proviamo a utilizzare la Psicologia Analogica per comprendere i nostri errori, causa di troppi fallimenti.
Questa è la storia di Francesca, una donna determinata che è riuscita dopo molti espedienti a trovare l’equilibrio per riprendere l’aspetto che aveva sempre desiderato:
 
Francesca sapeva anche soffrire per raggiungere l’obiettivo. Non le mancava la forza di volontà. Certo, dopo le prime diete, era riuscita solo a dimostrare a se stessa di saper digiunare. Il suo corpo non ne voleva sapere di perdere peso. I digiuni, le diete improvvisate non avevano giovato alla sua salute.

Aveva smesso di leggere sui rotocalchi le diete delle dive, dei fantini, della frutta esotica, del giorno di digiuno, di pastiglie miracolose, di trattamenti “innovativi” come creme da spalmare o calze dimagranti e altre corbellerie. Voleva dimagrire, piacersi, ritrovare la salute, non perdere tempo ed energie e soffrire inutilmente.

Si era rivolta ad un bravo dietologo che l’aveva giustamente indirizzata verso una corretta alimentazione. Finalmente un approccio medico, scientifico e lontano dai pericoli. Un primo passo avanti. Dopo i primi chili persi, neanche pochi, iniziava però a vivere la dieta come una forte privazione e si trovava a dover scegliere se continuare a seguirla, con la sua leggendaria forza di volontà, o darsi pace e togliersi almeno la soddisfazione di mangiare. Solo per uno giorno o due per poi magari riprendere la dieta. Appena ricominciava a riacquistare peso, si imponeva di riprendere la dieta e viveva questo eterno conflitto senza trovare la strada per dimagrire stabilmente.

Successe molte volte, variò più volte la dieta in accordo con il dietologo. Passava periodi in cui si convinceva a seguire i consigli del dietologo. Altri in cui predominava la ricerca di gratificazione nel cibo. L’ottimo medico l’aveva preparata a questi momenti di sconforto. Era convinta e si imponeva, con la logica, di raggiungere l’obiettivo.

Venne da me per un forte stato d’ansia che la affliggeva.

Affrontammo l’argomento per individuarne le cause. Il desiderio di dimagrire scatenava un conflitto senza soluzione, la sua volontà a proseguire il progetto alimentava il sorgere dell’ansia.

Se seguiva la dieta il suo inconscio cercava tutte le strade per farla fallire, se si abbuffava si sentiva in colpa. Smessa la dieta era nuovamente ingrassata, lo vedeva come un fallimento che viveva con un senso di colpa. Se pensava a riprendere la dieta scattava lo stato d’ansia.

Era evidente che viveva un conflitto con se stessa. La sua parte logica voleva dimagrire, la sua parte emotiva no. Dovevamo individuare le cause che facevano reagire violentemente il suo inconscio appena si imponeva una dieta. Per quanto forte, la sua volontà non riusciva a convincere la sua parte emotiva.

Cosa andava cercando, con la gratificazione nel cibo, il suo inconscio?

Notai che si portava spesso le mani alla bocca quando dialogavamo sulla sua infanzia , anche se non veniva citato il cibo. Le ponevo delle domande intercalando il discorso di significati analogici sulla famiglia, le relazioni con i genitori, la tavola apparecchiata la domenica. Quest’ultimo accenno non la faceva reagire, il suo inconscio non era alla ricerca di supplire a una presunta carenza alimentare!

Proposi di cercare insieme nel suo passato a quale evento storico, nella sua parte emotiva, veniva collegata l’esigenza di gratificarsi con il cibo. Il suo inconscio emetteva forti segnali di gradimento su parole come “mamma” e “casa” che dovevamo interpretare. Mentre rifiutava, con altri chiari segnali, parole come “nonni” e “pappa”. Su queste parole continua infatti ad arretrare impercettibilmente con il corpo: l’inconscio di Francesca non cercava direttamente il cibo!

Il suo inconscio ci stava dicendo dove andare a cercare la soluzione.

Con una induzione di autoipnosi cosciente, in cui Francesca era ben presente ma guidata dalle mie parole, avviò una regressione che la portò a ricordare un evento, apparentemente insignificante e dimenticato, in cui si rivedeva bambina.

Francesca, in alcuni giorni, doveva fermarsi a mangiare dai nonni per tornare a scuola al pomeriggio mentre, a casa, sua mamma accudiva al nuovo fratello più piccolo.

Come spesso succede, la nascita di un fratellino crea uno stato di gelosia nei confronti del nuovo venuto. Francesca aveva collegato la “pappa” a una dimostrazione di affetto data al fratellino, mentre lei non poteva riceverlo dovendo rimanere dai “nonni”. Ecco che l’inconscio aveva creato il parallelo tra cibo e attenzione materna , vissuta con gli occhi di bambina, come una carenza di affetto.

Si è creato così un conflitto con il fratello, confermato poi da Francesca che, anche da adulta, non riesce ad avere un buon rapporto con lui, soprattutto in occasione di riunioni famigliari.

Come avevo supposto, l’evento storico che impediva a Francesca di dimagrire non era la carenza di cibo ma la competizione con il fratello nel ricevere affetto dalla mamma. Dovevamo ridurre questo conflitto o Francesca avrebbe sempre affrontato le sue diete come il ripresentarsi di quel conflitto. Ad ogni dieta il suo inconscio l’avrebbe accusata di non voler ritornare “a casa” a ricevere ciò di cui aveva bisogno: una dimostrazione di affetto durante il pasto.

Le consigliai di affrontare innanzitutto il conflitto inconscio con suo fratello. Il vincolo creato doveva essere dissolto. Mangiare non doveva più essere collegato all’affetto materno. Doveva farlo lei, riproponendo al suo inconscio l’evento che era alla base di questo conflitto.

Le chiesi di rompere la dieta per una sera al mese, in quella occasione avrebbe dovuto fare qualcosa contro la sua volontà. Avrebbe invitato a cena suo fratello, magari a casa della madre. Avrebbe cucinato lei e servito a tavola per primo proprio suo fratello. La cosa le diede molto fastidio, si strofinò sotto al naso con un dito teso. Sapevo che le costava moltissimo. La sua parte emotiva lo gridava con chiari gesti analogici, volendo leggere il suo linguaggio espressivo fatto di gesti involontari.

Decise infine di farlo ugualmente.

Tornò da me e mi disse che era stato difficile organizzare la cena, aveva più volte cercato delle scuse con se stessa. Durante la cena non si era sentita a suo agio ma aveva servito il fratello, insistendo, come avevo suggerito, che ne prendesse più volte. Il suo atteggiamento aveva fatto trascorrere una serata tutto sommato armoniosa, senza battibecchi con il fratello che si era anzi dimostrato ben disposto alle sue attenzioni.

Nutrito il suo inconscio del “cibo” che andava ricercando, le emozioni vissute da bambina, questi non l’avrebbe più ostacolata nel rinunciare a pranzi abbondanti. Avrebbe scaricato il cibo da una valenza emotiva: l’affetto materno donato al fratello mentre lei era in “dieta affettiva” dai nonni.

Francesca è riuscita a controllare il conflitto con l’inconscio che si scatenava ad ogni tentativo di dimagrire. Ora riesce a mantenere il peso che ha raggiunto con l’aiuto del dietologo e può provare il piacere di essere nuovamente al centro dell’attenzione, soprattutto nelle cene in famiglia, dove si concede periodicamente una trasgressione condividendo, talvolta, grosse fette di dolce con il fratello.

L’inconscio di Francesca non vede più in una dieta la sua mancata partecipazione alla distribuzione dell’affetto materno. Ha rotto il vincolo che la obbligava a mangiare di più, servendo lei stessa il cibo-affetto a suo fratello.

Ho voluto citare il caso di Francesca perché ha trovato la forza di riconoscere e rompere il vincolo imposto dal suo inconscio. Bisogna comprendere che la forza di volontà nulla può se non ci alleiamo con il potente amico-nemico che è dentro di noi, la nostra parte emotiva.

Qualunque obiettivo può invece essere raggiunto se non entriamo in conflitto con noi stessi.

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