I disturbi psicosomatici

Il caldo afoso di quell’estate opprimeva in varia misura le persone riunite alla festa del compleanno di Anna. Era una donna piacente, molto vivace e riceveva l’attenzione dei molti uomini presenti. Sapeva di avere un bell’aspetto e alcuni uomini l’attraevano. Si era data da fare tutto il pomeriggio per essere al massimo, quella sera.

Sperava di non aver dimenticato nessun particolare. Aveva posto tutta l’attenzione al trucco e prima di uscire aveva ricontrollato diverse volte allo specchio. Il caldo la preoccupava, aveva dovuto correggere con una dose adeguata di fondotinta quelle eruzioni cutanee che si erano formate nei giorni precedenti. Voleva essere al centro dell’attenzione alla sua festa ma non voleva che si notassero quelle macchie al lato del viso e sulle mani.

Era single e non voleva rimanerci per molto dopo quella storia finita male. Si guardava nello specchio in fondo alla sala e si piaceva ma lo specchio era troppo lontano per capire se le macchie si potevano notare da vicino. Vitiligine le aveva detto il dermatologo, carenza di melanina, quella sostanza naturale della pelle che la rende recettiva ai raggi solari e la protegge attraverso l’abbronzatura.

La Vitiligine costellava tratti della sua pelle risultando più evidente d’estate perché rimaneva chiara, non si abbronzava. L’apparizione di quelle macchie peggiorava di quando in quando. Forse era lo stress del nuovo lavoro, forse non era ancora uscita dal precedente rapporto. Non sapeva perché ma anche in momenti di relativa serenità a volte apparivano e rimanevano per settimane lì a renderla meno piacente. Il fastidioso problema era apparso nella sua adolescenza e non aveva ancora trovato una soluzione definitiva. Ci conviveva mascherandolo.

La festa era perfetta e aveva individuato un uomo che la osservava con insistenza. Si era sorpresa a pensare a lui come un potenziale partner e, inconsapevolmente, aveva fatto in modo di avvicinarsi verso il terrazzo per prendere una boccata d’aria, dove quell’uomo parlava circondato da altre donne. Incrociavano spesso gli occhi con sfuggevoli sguardi di intesa, almeno le sembrava.

Chi era quell’uomo? Era forse venuto in compagnia di qualcuno dei numerosi invitati, non conosceva tutti. Era ben vestito non molto più anziano di lei e portava degli occhiali vistosi, dalla montatura sottile ma di un verde molto evidente. Avevano attirato istintivamente la sua curiosità. Gli conferivano un aspetto trasgressivo abbinati a un abito molto formale.

Il pensiero le cadde sulle cravatte di suo padre. Amava abbinare su abiti anonimi cravatte dai colori sgargianti, la domenica in paese. Sapeva che era additato dagli amici che spesso gli lanciavano battute coprendosi con la mano gli occhi al suo passaggio, come per proteggersi dai riflessi emessi dai colori di quelle cravatte. Suo padre stava allo scherzo, almeno le sembrava.

Lei però non gradiva che prendessero in giro suo padre mentre la teneva per mano a passeggio. Era per lei una persona importante a quell’età. Non voleva che rimarcassero quel suo apparire.

L’uomo attraente intanto le aveva inaspettatamente rivolto la parola, distogliendola da quei ricordi. Rispose all’accenno e vide che gradiva la sua risposta spiritosa. Non si era avvicinato solo per formalità. Notò nuovamente quegli occhiali mentre dialogava, ora che erano vicini.

Come aveva potuto scegliere un colore così strano? Lei non li avrebbe mai scelti anche se, tutto sommato, gli davano un’aria così interessante.

Si accorse che la conversazione languiva. Non trovava le parole adatte e il tono di voce che usciva dalla sua bocca era insolitamente acuto, fece una battuta che suonò stridente, quasi aggressiva. Era agitata, quegli occhiali la distraevano. La infastidivano. Ecco questa era la parola giusta.

Prese il biglietto da visita, che l’uomo le porse con una abile scusa di lavoro, e lo mise nella borsetta. Con una scusa si allontanò per salutare una conoscente appena arrivata che in realtà non sopportava. L’uomo riprese a parlare con altri e non le capitò più per tutta la serata di rimanere un momento da sola con lui.

Peccato, si disse, forse scoprirò chi fosse chiedendo agli amici.

Il giorno successivo ricordò l’uomo della festa, ammise a se stessa che l’aveva attratta fortemente, più di altri uomini presenti ma decise che non gli avrebbe telefonato subito facendo finta di abboccare alla banale scusa di lavoro, proposta dall’uomo per rivederla. Magari domani, una cena per conoscersi meglio, o forse più avanti.

Non aveva problemi a prendere l’iniziativa ma qualcosa le faceva rimandare la telefonata. Era proprio il suo tipo ma quegli occhiali, dal colore così sgargiante, non li avrebbe sopportati uscendo a cena con lui.

Riprese il lavoro e ogni tanto si osservava nello specchio in fondo all’ufficio. Quelle macchie, alla luce fredda dei neon, sembravano più evidenti. Avrebbe risolto la questione cambiando marca del fondotinta…

Anna soffre di un comune disturbo della pelle, la Vitiligine. E’ comunemente ritenuto un disturbo psicosomatico. Parallelamente ai problemi di depressione, con i quali condivide meccanismi simili. Il conflitto interiore irrisolto può esprimersi all’esterno con le somatizzazioni.

Le cause dei disturbi psicosomatici hanno origine nei rancori vissuti in esperienze infantili o adolescenziali. Un conflitto irrisolto può provocare rabbia verso il prossimo, anziché verso se stessi come nella depressione.

Nel caso della storia di Anna, gli occhiali dal colore sgargiante del potenziale partner, hanno riproposto prepotentemente la figura del padre, accusato dal suo inconscio di un comportamento inadeguato che le porta un’avversione verso comportamenti simili, da lei giudicati inconsapevolmente repulsivi.

Non avendo giustificato l’atteggiamento sociale del padre, ha sviluppato una vera e propria paura del giudizio degli altri verso le persone significative della sua vita adulta.

L’aderenza dell’immagine dell’uomo che ha incontrato, e che l’ha attratta, a quella riscontrata nell’altra persona significativa della sua infanzia, ha riproposto un conflitto tra la sua istanza logica e quella emotiva. Ha scatenato un comportamento aggressivo verso l’esterno al quale porta rimedio la somatizzazione, quale anestetizzante della rabbia e del rancore.

La Vitiligine può amplificarsi proprio per evitare l’insorgere di fenomeni di aggressività e l’individuo vive momenti della vita alternati tra somatizzazione e esternazione del rancore espresso attraverso un comportamento relazionale anche violento.

La riduzione del problema è nel risolvere questo conflitto infantile, rivivendolo e riproponendolo all’inconscio attraverso il dialogo analogico e l’ipnosi regressiva.

La giustificazione del comportamento del genitore del sesso opposto, è il secondo passo da compiere, dopo l’individuazione del conflitto stesso. Questo per evitare l’insorgere del blocco emotivo e della somatizzazione, al ripresentarsi di situazioni affini dove altre persone significative, i partner o altri soggetti importanti nella vita adulta, possono riproporre il rancore vissuto con la figura significativa del genitore del sesso opposto.

Se questo conflitto irrisolto è la causa di problemi psicosomatici, non solo gli sfoghi cutanei presi ad esempio ma dolori articolari, caduta dei capelli, abbassamento delle difese immunitarie, problemi digestivi per citarne solo alcuni, è al nostro inconscio che bisogna rivolgersi.

La Psicologia Analogica è un aiuto indispensabile nella soluzione di questi conflitti, in quanto utilizza un linguaggio emotivo in grado di dialogare direttamente con la fonte dei nostri problemi e offre l’unico accesso possibile all’inconscio mentre la parte razionale è solo un ostacolo al dialogo con se stessi nell’individuare pericolosi conflitti nascosti.

 

 

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