Introduzione alla Psicologia Analogica

 

Valter Gentili
Valter Gentili

Seguendo le intuizioni dello Psicologo e caposcuola Stefano Benemeglio, vogliamo in queste pagine offrire i fondamenti della teoria della “PSICOLOGIA ANALOGICA“.

 Una straordinaria e innovativa disciplina che studia le leggi e le regole che governano il comportamento emotivo dell’uomo.

Il pensiero logico e il pensiero emotivo convivono, proprio grazie al loro eterno conflitto, nella mente dell’uomo condizionandone la personalità, le scelte, i comportamenti. La Psicologia Analogica giunge a studiare la nostra parte emotiva, altrimenti irraggiungibile, attraverso l’osservazione dei segnali emessi inconsciamente.

Quali segnali emettiamo? Un’infinità, e di vario genere. Gestuali innanzitutto. Anche se tentiamo di controllarci il nostro corpo assume posture, compie gesti, si sposta senza un apparente significato. Eppure ognuno di noi ha una gestualità caratteristica, cosa significa? E’ la comunicazione non verbale, frutto diretto del nostro inconscio che, attraverso questo linguaggio, dichiara al mondo la propria esistenza. E tutto questo senza l’intervento della nostra parte logica che non è assolutamente in grado di controllare la parte emotiva. Sono ben riconoscibili segnali di tensione, di gradimento o di rifiuto, che possono essere tranquillamente negati dalla parte logica.

Comunichiamo anche segnali importantissimi che esprimono le conflittualità vissute, i turbamenti, le sindromi che ci affliggono. La nostra personalità, insomma.

Tutti questi segnali, involontari per la parte logica, sono linguaggio della parte emotiva: il nostro inconscio.

La Psicologia Analogica studia questo linguaggio, attraverso il quale riesce ad accedere alla parte più profonda del nostro Io.

Perché è così importante conoscere il nostro inconscio? La parte logica della nostra mente comunica in modo tradizionale attraverso la parola. La parola è espressione del nostro pensiero logico ma quello che dichiariamo è veramente ciò che intendiamo? Mai.

I processi espressivi dell’inconscio sono sempre in conflitto con quelli logici, spesso sono contrari, anche se non vogliamo intenzionalmente mentire. Attraverso la parola esprimiamo concetti logici, riflessivi e ponderati. Il nostro Io Profondo ha altre esigenze, più forti perché frutto dei nostri turbamenti. L’inconscio, però, non può esprimersi comunicando le emozioni alla parte logica affinché le traduca in chiaro con la parola. Non c’è alcuna comunicazione tra queste due istanze. Ciascuna comunica attraverso i mezzi a disposizione: la parola per il pensiero logico, la comunicazione non verbale per il pensiero emotivo.

Ecco il significato di Psicologia Analogica: la psicologia che studia la parte emotiva, e non logica, del nostro Io: l’inconscio, il contenitore delle nostre emozioni.

Seguendo il percorso predisposto su queste pagine si può comprendere quanto sia importante arrivare a conoscere le nostre vere esigenze emotive e riconoscere quelle dei nostri interlocutori.

A che serve sentirsi dire “Ti amo” se la parte emotiva nega chiaramente questa affermazione con segnali non verbali di rifiuto? Quel “Ti amo” assume il significato di “Vorrei amarti ma in realtà non ti amo”.

Oppure capita spesso di sentire qualcuno che si lamenta di una insostenibile situazione professionale, ma se il suo inconscio invece gradisce, contro ogni logica, essere maltrattato stiamo pur certi che ce lo comunicherà con chiari segnali non verbali, magari anche solo accarezzandosi i capelli mentre si lamenta, per dirci “Mi piace essere mortificato”!

Quanto è difficile da accettare che il nostro inconscio gradisca un capoufficio tiranno. Eppure il nostro inconscio è capace di ben altro. Nutrendosi di pure emozioni, senza avere la capacità di riconoscere il bene e il male che sono frutto di apprendimento solo della parte logica, può spingerci a scelte improponibili, creando le basi per conflitti enormi nella nostra mente.

Riconoscere le proprie esigenze emotive è un passo fondamentale per vivere meglio. Dopo aver compreso come si forma la nostra personalità, potrete comprendere anche quali pericoli corriamo nell’ignorare il nostro Io Bambino, quella parte di noi che cerca costantemente di ritrovare le forti emozioni che lo hanno formato, conducendoci a volte a delle scelte e a dei comportamenti che saranno fonte di infelicità.

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