L’Ansia e gli Attacchi di Panico

L’Ansia viene di solito definita come una sensazione penosa di pericolo imminente al quale la persona non trova una motivazione. E’ un classico disturbo dell’emotività e le sue manifestazioni intervengono apparentemente senza una causa precisa.

L’ansia sviluppa un vero e proprio vincolo emotivo che blocca gradualmente l’individuo nell’espletamento delle proprie funzioni. La causa di tali problematiche emotive risiede nel vissuto infantile e adolescenziale dell’individuo all’interno della famiglia di origine e va fatto risalire a conflitti comportamentali vissuti a suo tempo.

Questi conflitti comportamentali hanno origine da un rapporto con i genitori non bene equilibrato sui bisogni del bambino. Possiamo citare una carenza di affetto o un comportamento del genitore tendente a frustrare alcuni desideri dell’adolescente.

Il conflitto comportamentale porta l’individuo a una scelta drammatica:

1. prevaricare il pensiero genitoriale, entrando in conflitto con il genitore che ne è causa

2. rinunciare al proprio piacere, ai propri sogni, alle proprie aspettative

La stessa cosa si ripropone spesso nei confronti di persone significative, importanti della vita dell’individuo (ad esempio il partner): prevaricare il vincolo o rinunciare è la scelta che ci imponiamo.

Se l’individuo decide di prevaricare il vincolo imposto dal conflitto e reagisce, entra in conflitto con il genitore o con il partner (che lo rappresenta).

Se invece attua la rinuncia al piacere, si risparmia il conflitto con gli altri ma entra in conflitto con se stesso, ossia con la propria parte emotiva istintuale (inconscio).

Se il vincolo o il presunto impedimento, imposto direttamente o indirettamente dal genitore o dal partner, obbliga l’individuo alla rinuncia del proprio piacere, inevitabilmente lo porta ad un conflitto.

Più forte è il conflitto, più forte sarà il vincolo emotivo che lo governa.

Un eccessivo vincolo emotivo, si può trasformare in ansia, paura, angoscia, fino a giungere veri e propri attacchi di panico e divenire un disturbo dell’emotività o del comportamento, con gravi conseguenze nella vita sociale e relazionale.

Per ridurre l’ansia o gli attacchi di panico, bisogna agire sulle cause storiche vissute nell’infanzia o nell’adolescenza. Non è sufficiente intervenire sui sintomi che si presentano con farmaci (può essere indispensabile nei momenti di crisi, mai se auto-prescritti), fossilizzarsi su tecniche di rilassamento empiriche, o peggio, cercare di convivere con il disturbo.

Per risolvere il problema è necessario risolvere il conflitto che ne è causa, ripercorrendo e riproponendo al proprio inconscio gli episodi che hanno influito così pesantemente sulla nostra psiche.

La Psicologia Analogica è in grado di offrire strumenti determinanti nella soluzione dei problemi di ansia e panico. Leggendo infatti i segnali emessi dal nostro inconscio, riesce a far emergere dal profondo gli eventi storici che hanno portato al conflitto.

L’accesso alla nostra parte emotiva (inconscio) è fondamentale ma la parte riflessiva (il nostro pensiero logico) non è in grado di instaurare questo dialogo.

Adottare tecniche analogiche, quindi rivolte direttamente all’inconscio, è la strada per riconoscere e rivivere gli eventi causa del conflitto. Sono utili anche tecniche di ipnosi regressiva o autoipnosi cosciente, in grado di far accedere a eventi rimossi dalla nostra memoria logica perché insostenibili.

Sappiamo che esiste una stretta relazione tra l’intensità del conflitto vissuto nell’infanzia e gli stati di ansia o panico vissuti in età adulta.

Riducendo, riproponendo e facendo rivivere al nostro inconscio quegli eventi, si ridurranno fino a scomparire i sintomi ansiosi e gli attacchi di panico di cui l’individuo soffre in età adulta, frutto di vincoli che hanno radici ben più profonde di quanto possiamo ammettere.

 

 

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